E’ un buon momento per il settore giovanile del Città di Cerveteri. E le riflessioni sono del Direttore Tecnico della società etrusca, Alan Gendusa.

Direttore, ci sono novità importanti vero?

Veniamo da una settimana che ci rende orgogliosi per la chiamata di otto nostri ragazzi in rappresentativa e da quella precedente che ha visto vincenti tutte le squadre del settore giovanile. Il merito è ovviamente dei ragazzi, che stanno crescendo in ogni categoria, e dei nostri tecnici, che sono a mio avviso tutti professionisti molto validi. Ma se da un lato sono contento dell’opportunità data ai nostri ragazzi in rappresentativa, dall’altro frenerei da facili entusiasmi, perché i settori giovanili non si valutano dai risultati di campionato, bensí e soprattutto dalla crescita individuale dei singoli atleti e da quella collettiva di organizzazione di gioco. E ciò è molto più vero nel nostro contesto, dove stiamo cercando di introdurre un vero e proprio cambiamento culturale. Tant’è che per noi questo è l’anno zero.

 

Cosa si intende per cambiamento culturale? Intendo che abbiamo elaborato un progetto tecnico molto valido e che la sua realizzazione deve seguire dei principi solidi, sui quali fondare sia i rapporti umani e sia professionali. Ma un cambiamento, per riuscire ed essere duraturo, deve anche essere globale e coinvolgere tutti i settori di una società, partendo soprattutto dalla scuola calcio, notoriamente il settore dove si riscontrano le maggiori resistenze.

 

Quanto è importante la crescita della scuola calcio? Generalmente parlando, la scuola calcio è da sempre considerata come una sorta di fortino da difendere, un luogo di proliferazione d’interessi economici e individuali da preservare, piuttosto che il tronco di un albero dal quale si dirameranno i rami per i frutti futuri. L’errore che commettono in molti è considerare il bambino principalmente come una risorsa economica, anzichè come un soggetto in età evolutiva che va formato. Cosí facendo, non si riesce mai a mantenere una linea educativa corretta sia verso i bambini e sia verso i genitori, cadendo facilmente nel clientelismo e nelle “amicizie” da preservare, commettendo cosí errori talvolta anche gravi. È chiaro quindi che irrompere con un progetto tecnico globale può spaventare qualcuno, ed è facile che questi cada nell’illusione di una minaccia delle proprie posizioni acquisite nel tempo. Invece, non è affatto così: un progetto tecnico come il nostro non toglie niente a nessuno, ma semmai aggiunge.

 

Ci sono delle insidie però in questo lavoro e nei progetti che portate avanti? Il rischio è di essere combattuti da cavalieri erranti che, come Don Chisciotte, possono vedere in te un nemico che non esiste, rallentando di fatto il processo di cambiamento. D’altronde, un settore giovanile senza una buona scuola calcio è come un bel vestito senza i pantaloni. O puoi vantare le categorie per attrarre i migliori giocatori, ma allora vuol dire che proietterai poi tutti i tuoi sforzi per difenderle, e non sempre questo è positivo; oppure, devi creare le basi tecniche e tattiche che possano portarti a creare un’identità di gioco. Ed è quello che vorremmo riuscire a fare noi al Città di Cerveteri.

 

Gli obiettivi saranno raggiunti? Non saprei dirti né se e né quando ci riusciremo, tutto sta nel comprendere che un cambiamento culturale necessita tempo. Ma ancor prima di quello, necessita trovare terreno fertile per poter attecchire. E questo terreno ce lo dà il tessuto sociale cerveterano. Devo dire su questo punto che io ho avuto la fortuna di incontrare come Direttore Generale Luca Mazzarini che ha condiviso il mio progetto fin dall’inizio, ma mi rendo anche conto che nella complessità delle cose si possono incontrare anche delle sfumature non previste, da considerare di volta in volta. Quindi, se da un lato vorrei essere un caterpillar e tirare dritto per dritto secondo quelli che ritengo essere i principi fondamentali della nostra attività, ossia la logica calcistica, la meritocrazia e la competenza, devo capire come e fino a dove posso davvero spingermi.

 

Quale deve essere il dna del Città? L’importante è non perdere mai di vista il fine ultimo del nostro lavoro: la formazione calcistica, culturale ed educativa dei nostri ragazzi che, alla fine di tutto, sono e rimangono i veri ed esclusivi protagonisti della nostra attività.

Città di Cerveteri, le rappresentative regionali si colorano di verdeazzurro. “Per noi è un buon momento”. Analisi affidata al direttore tecnico Alan Gendusa

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